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Le origini: due standard contrapposti
Era l'estate 1995. Un consorzio di 17 aziende di hardware e software proponeva al mondo intero l'SD, il Super Density Disc, una sorta di cd molto più capiente e in grado di memorizzare dati, immagini fisse e immagini in movimento. Quasi contemporaneamente la "sacra alleanza" Sony-philips stava per sfornare uno standard diverso ma equivalente per prestazioni e utilizzo, il Multimedia cd (MMCD). All'orizzonte si prospettava la solita battaglia di mercato tra due standard alternativi, che costa molto alle aziende che vi partecipano e molto di più agli utenti che si affidano al prodotto che soccombe. Un inedito senso di ragionevolezza ha pervaso le illuminate menti dei "padri standardizzatori" e ha fatto sì che in soli sei mesi, e precisamente nel dicembre del 1995, si sia giunti a un accordo a tavolino tra le due fazioni al fine di proporre uno standard unico. E così nacque il DVD, Digital Versatile Disc, così chiamato perché, in era di convergenza digitale, il suo futuro era quello di ospitare dati informatici, dati audio, dati video, insomma multimedialità digitale allo stato puro.

Il disco: esteriormente come un cd
Guardate un DVD: non ci sono, per lo meno ad occhio nudo, apprezzabili differenze con un CD. Eppure il DVD contiene, nella sua versione minima, una quantità di dati di circa sette volte superiore a quella del CD. Questo risultato si è ottenuto riducendo in maniera incredibile la dimensione dei pit (le incisioni elementari sulla superficie del disco) e la distanza tra le tracce. Per rendere leggibili questi dischi, però, è necessario utilizzare un raggio laser dalla lunghezza d'onda minore, passando dai 780 nanometri del CD ai 650 del DVD. Un DVD che ospiti una faccia incisa in questo modo può contenere fino a 4,7 Gb di dati e si chiama DVD5. Ma, visto che il DVD è composto da due lamine incollate e plastificate, è possibile sfruttare come superficie utile all'immagazzinamento dei dati anche l'altra faccia, come i normali LP in vinile. In questo caso per accedere ai dati della faccia non attualmente in uso bisogna girare il disco, ma la capacità dell'intero disco ovviamente raddoppia e raggiunge i 9,4 Gb: questo DVD si chiama DVD10. Poi, alcuni progettisti particolarmente ambiziosi, invece di sentirsi appagati del lavoro svolto fino a quel punto, hanno deciso di andare oltre, aggiungendo ad ogni faccia uno strato. Aggiungendo infatti sopra allo strato di base un altro strato inciso semitrasparente, è possibile leggere sia l'uno che l'altro semplicemente cambiando la messa a fuoco della lente del pick-up: quando è messo a fuoco lo strato più interno, quello esterno risulta, all'occhio digitale del pick-up, del tutto trasparente. Così facendo si è incrementata ulteriormente la capacità del disco: una faccia a doppio strato è in grado di contenere 8,5 Gb mentre se si utilizzano due lati entrambi a doppio strato si raggiungono quasi i 18 Gb. Per questo motivo queste due versioni di DVD si chiamano rispettivamente DVD9 e DVD18.

I DVD video: il miglior supporto consumer oggi disponibile

Ma di tutta questa capienza cosa ce ne facciamo? La prima applicazione che è venuta in mente ai progettisti è stata quella di memorizzare nei DVD del video digitale. In effetti fino a prima del DVD il video digitale non era mai arrivato, almeno a livello consumer, su supporti ad accesso non lineare di qualità (l'esempio migliore era il video CD) ma era stato sempre confinato su nastro. In ogni caso, per memorizzare un intero film con immagini qualitativamente ottime su un solo disco, obiettivo dei progettisti, serviva un sistema di riduzione dei dati, un sistema di compressione. A questo scopo è stato scelto l'intelligente sistema MPEG2: si tratta di un algoritmo di compressione di seganle audio/video con perdita (il segnale compresso e decompresso non è più, bit a bit, uguale a quello di partenza) che, grazie al rapporto di compressione variabile, consente di ridurre a piacere la mole di dati, con una progressiva perdità di qualità. Ma il bello dell'MPEG2 è che, grazie alle capacità proprie dell'algoritmo e alla possibilità di allocare maggiore banda (e quindi minore compressione) dove ce n'è più bisogno, si possono raggiungere, se l'encoding è fatto a regola d'arte, risultati praticamente indistinguibili dall'originale caratterizzati da rapporti di compressione anche molto elevati. Il risultato finale è il DVD video, una variante di DVD, a oggi più diffusa. Pur trattandosi di valori del tutto indicativi (dipende dalla compressione utilizzata), possiamo dire che un DVD video può contenere oltre 130 minuti di video ad alta risoluzione (oltre 500 linee teoriche) se si utilizza un DVD5, quantità che cresce di conseguenza se si passa ai formati DVD9, DVD10 o DVD18. Inoltre, le caratteristiche chiave del DVD sono le seguenti:

1. possibilità di memorizzare fino a 8 tracce audio contemporanee, selezionabili da telecomando;

2. possibilità di inserimento fino a 32 sottotitolazioni;

3. possibilità di inserire riprese contemporanee da più punti di vista, anch'esse selezionabili da telecomando;

4. possibilità di inserire menù e contenuti multimediali;

5. possibilità di inserire dei punti di biforcazione del fluire del filmato in modo tale da creare storie ramificate a conclusioni multiple.

Per quello che riguarda le tracce audio, il mercato ha creato, nei mesi precedenti un po' di confusione per contrasti tra standard concorrenti, ma ora appare tutto molto più chiaro: un DVD video ospita normalmente almeno una traccia o PCM stereo o compressa Dolby Digital. Tuto ciò ovviamente non significa che non possano esistere DVD che contengano anche tracce audio codificate altrimenti. E' il caso, per esempio dei DVD con una traccia codificata in DTS: oltre a questa dovranno anche contenere o il PCM stereo o il Dolby Digital, nelle sue varianti 1.0, 2.0, 5.1, a seconda del film, formati che sono obbligatori.


Uno spaccato della struttura di un DVD a doppio strato.



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